“Nelle Marche se magna proprio Bè!” Ecco il primo pensiero uscita da TIPICITA’

by Francesca Celi
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Tipicità, la più scenografica vetrina delle eccellenze Made in Marche , ormai  giunta alla venticinquesima edizione con lo slogan: “ il futuro dalle nostre radici”.

Golosi, curiosi, professionisti, chef, Gourmet, ce n’è per tutti i gusti…TIPICITA’ è la più democratica manisfestazione marchigiana, mette d’accordo tutti, soddisfando con prelibatezze del nostro amato litorale, delle nostre bellissime colline e dei nostri forti e orgogliosi sibillini, (con degustazioni guidate, piatti e prodotti tipici, assaggi di vini, birre e di olii, e cooking-show), tutti i palati, senza discriminazione!!

 

A Tipicità non ci si va guardando il sito, scegliendo gli argomenti/espositori interessanti e formulando un percorso. A Tipicità bisogna entrare senza preconcetti, senza programmi, senza appuntamenti già fissati,  lasciandosi solo attirare da quello che ci incuriosisce di più, seguendo l’istinto e l’emozione.

E così, solo guidata dai sensi, ecco il risultato del mio personale percorso.

Cosa ha attratto la mia vista?

Oltre alle cascate di ciauscoli, le montagne di olive fritte e cremini, le valli sterminate di formaggi e caciotte, Sono rimasta a guardare affascinata la “via dei mestieri artigianali”, dove il tempo sembrava per un attimo essersi fermato per restituirci immagini di una anziana signora che impaglia cappelli, di un “pentolone di acqua biancastra” da cui nasce magicamente un foglio di carta di Fabriano, da un vecchietto che lavora la ceramica con mani callose ma accurate e piene di creatività.

 

 

Cosa ha attratto tutti gli altri sensi?

Ovviamente il Mercatino di Tipicità, e tutte le “CHICCHE” della nostra regione. Essendo un percorso del gusto il mio stomaco non si è certo tirato indietro: vuoi non assaggiare un’oliva ascolana al tartufo del mitico MIGLIORI? E un pezzetto di parmigiano di Bufala invecchiato 36 mesi? O di Caciomagno (un signor formaggio stagionato in grotta su assi di legno per oltre sei mesi), portato da Eros e la sua Azienda agricola Fontegranne.

 

 

 

E tra un pezzetto di lonza di fico, un grissino di crema al tartufo di Acqualagna, una spalmata di ciauscolo e una fettina di porchetta con crosticina croccante….forse è il caso di bere qualcosa. Troppo Nobile il padiglione dedicato alle bollicine, anche se uno spumante BRUT A. Quacquarini Verdicchio/Vernaccia vinificata in bianco me la sarei versato volentieri. Passo oltre, e vado nella zona birra dove mi abbandono al piacere di una doppio malto ambrata del Birrificio di Servigliano, ed entro in modalità “birra mentis”, rapita dalle immagini misteriose e in parte inquietanti delle bottigliette del birrificio Babylon.

 

 

E’ il momento di un momento relax.

Una sosta coi bambini da Simone Giaconi Editore, la casa editrice indipendente di Recanati  è l’ideale! Mentre l’entusiasmo di Alessandro Magagnini, autore di Fiore all’Occhiello, coinvolge i miei figli e li conquista con torte verdi e cappelli di fiori, Io mi godo la presentazione del libro della mia compagna di classe del liceo e amica di Sempre: Silvia Alessandrini e il suo nuovo Sani e Liberi – La maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII – XX), a cui ho dato un piccolissimi(ssimissimo) contributo anch’io con un’intervista/testimonianza di una vecchietta sirolese.

 

 

 

 

 

Da lì, riparte il Tour direzione: spazio Bio, dove ritrovo le mie certezze…la farina molino Agostini, con cui facciamo il pane  in casa con lievito madre ormai da anni e i biscotti di Michele di Montemonaco. Vedere il suo sorriso, e la sua grinta, mi ha fatto pensare alla tempra Marchigiana… “ ci tremano le gambe, ma ci rialziamo. Sempre!” Mi inchino come sempre di fronte ai suoi maritozzi (senza burro e con farina macinata a pietra), che fanno impazzire i miei bimbi, ma anche e soprattutto me!

 

 

 

E per finire in bellezza?

Non potevo andarmene senza una presentazione/degustazione dell’Accademia.

 

 

Mi faccio un assaggino/anticipazione del prossimo evento: Tipicità in blu (25-28 maggio ad Ancona) con il mitico “STOCCO all’anconetana”, un pesce povero ma ricchissimo di gusto. A proporlo, due generazioni di ristoratori che fanno parte dell’identità di Ancona, gli Chef dei ristoranti Stockfish e Gino. Le varianti? Baccalà con doppio radicchio, pinoli, uvetta e noci. E il classico stoccafisso con patate cotto lentamente su canne profumate. All’urlo: “Pame, Pame…Bono!” mia figlia di un anno e mezzo l’ha spolverato in due minuti, mentre il fratello di quattro anni faceva la scarpetta nel piatto. Avranno mica preso da qualcuno???





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