Il Provincialotto e la marchigianità

by Racconti di Marche
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Allora, adesso basta! È arrivato il momento di mettere i puntini sulle “i”! Vorrei affrontare un argomento scomodo, che ci riguarda tutti, ma viene sempre insabbiato. Ammettetelo cari marchigiani, voi vi vergognate di essere marchigiani. Questa cosa è vergognosa! È una questione di cui tutti quanti dovremmo prendere coscienza perché l’unica via per crescere è riconoscersi e accettarsi, l’ha detto Paolo Fox quindi è sicuro.

Vi faccio un esempio per farvi capire come siamo messi. Il milanese che viene ad abitare nelle Marche, dopo dieci anni parla ancora milanese, il romano che viene a vivere nelle Marche, dopo dieci anni parla ancora romano, il marchigiano che va a Bologna per una festa di laurea, dopo venti minuti parla bolognese. Che un marchigiano che parla bolognese non si può sentire! Mamma dice che è come se mettessi la cravatta al porco. Gliela puoi mettere anche di gradazione rosa, ma comunque la cravatta al porco gli sta male!

Il fatto che il marchigiano si vergogni di sé è una questione storica, perché noi durante lo Stato Pontificio eravamo gli esattori delle tasse, infatti si dice “meglio un morto in casa che un marchigiano dietro la porta”. Era quindi il marchigiano che raccoglieva le imposte per portarle a Roma. Ora stiamo aspettando che Roma ce le riporti, ma io non ci credo tanto! Comunque insomma è colpa dello Stato Pontificio che non ci ha fatto evolvere più di tanto con questa storia delle tasse, per non parlare poi dei sensi di colpa e dei tabù a livello sessuale.

Piero Massimo Macchini

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